Ruanda: cronistoria di un genocidio venticinque anni dopo - Restiamo Umani

Fare memoria di azioni di violenza disumana sono atti necessari all'educazione e alla formazioni di generazioni di uomini e donne più consapevoli della propria appartenenza alla categoria di: Esseri Uamani. Ecco allora la necessità di ricordare un evento passato ma mai obliato.

Lo scorso aprile sono trascorsi 25 anni dall'ultimo genocidio del XX secolo. Fare memoria di atti di violenza La sera del 6 aprile 1994 un razzo proveniente da una delle tante colline di Kigali colpì l’aereo in cui viaggiavano Juvénal Habyarimana e Cyprien Ntaryamira, rispettivamente i presidenti di Ruanda e Burundi, entrambi di etnia Hutu. Probabilmente non si saprà mai l’identità del responsabile di tale attacco. C’è chi incolpa i Tutsi e chi gli estremisti Hutu. Una cosa però è certa: l’abbattimento del velivolo fu la scintilla che sfociò nel dramma.

Le vittime furono prevalentemente di etnia Tutsi, corrispondenti a circa il 20% della popolazione, ma le violenze finirono per coinvolgere anche gli Hutu, i più moderati fra i due gruppi etnici e appartenenti alla maggioranza del paese. Purtroppo l'odio interetnico radicato fra Hutu e Tutsi, molto diffuso nonostante la comune fede cristiana, costituì la radice scatenante del conflitto. La differenza “razziale” fra queste due etnie è estranea alla storia ruandese e rappresenta semmai uno dei lasciti più controversi del retaggio coloniale belga. Infatti ll'amministrazione coloniale, a partire dal 1926, trasformò quella che era una semplice differenziazione socio-economica (gli Hutu erano agricoltori, i Tutsi allevatori; e gli scambi e i matrimoni misti fra i due gruppi erano comuni) in una differenza razziale basata sull'osservazione dell'aspetto fisico degli individui. Essi osservarono che i Twa, un terzo gruppo etnico dell'area, corrispondente ad appena l'1 % della popolazione, erano di bassa statura (come i pigmei), gli Hutu di media altezza, mentre i Tutsi erano di altezza maggiore, con lineamenti del volto e del naso più sottili. Questa introduzione, tutta europea, di differenza fra uomini e donne dello stesso popolo a partire da un’idea di appartenenza razziale fece irrigidire i differenti gruppi, non dando più la possibilità di realizzare scambi fra gruppi sociali. E sempre nel periodo delle colonizzazioni Belghe erano i Tutsi al potere, mentre agli Hutu erano riservate mansioni più umili e meno retribuite. Tutto prende unìaltra forma dal 1959 al 1962, dopo sanguinose rivolte e massacri, gli Hutu, in accordo con i Belgi, presero il potere. Da quel momento in poi iniziò la lunga persecuzione dei Tutsi.

I 100 giorni del genocidio del Ruanda fra Hutu e Tutsi fu uno dei più sanguinosi episodi della storia dell'Africa del XX secolo. Secondo le stime di Human Rights Watch, dal 6 aprile alla metà di luglio del 1994, vennero massacrate sistematicamente (a colpi di macete, spranghe, coltelli, bastoni chiodati e armi da fuoco) almeno 500.000 persone; le stime sul numero delle vittime sono tuttavia cresciute fino a raggiungere cifre dell'ordine di circa 800.000 o 1.000.000 di persone. Non esiste un dato ufficiale. Dell’etnia tutsi, la più colpita, sopravvissero solo 300 mila. La fine di questo atto barbarico è ufficialmente considerata con l’Opération Turquoise, una missione umanitaria voluta e intrapresa dai francesi, sotto egida dell'ONU.

(Tutte le foto sono presa dall'Ansa e dall'ISPI)

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