Cantiere ENGIM

In un contesto di rapidi cambiamenti e di connessioni continue, è giunta l’urgenza di tempi nuovi per ENGIM che, come ente di formazione professionale, s'interroga sulle evoluzioni del mondo e della società e prova a dare le migliori risposte ai giovani ai quali si rivolge.

ENGIM ha avviato ad Assisi il 13 e 14 febbraio scorsi un percorso di formazione socio-politica che intravede nello sviluppo sostenibile le basi sulle quali costruire il futuro del lavoro e dei giovani che si rivolgono ai nostri centri formativi.

"Cantiere ENGIM" è il titolo che abbiamo dato a questo percorso perché è nello “sporcarsi le mani” che troviamo le nostre azioni migliori e perché ci richiama un luogo di lavoro nel quale occorre avere una predisposizione continua alla definizione di un obiettivo ed alla sua costruzione.
Nel “Cantiere ENGIM” il tema della sostenibilità non riguarda esclusivamente la questione ambientale, ma tocca inevitabilmente questioni economiche e sociali.
A sostegno del nostro pensiero ci sono i 17 Obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, nei quali non emergono solo gli aspetti ambientali, ma anche, ad esempio, il fornire un’educazione di qualità, raggiungere l’uguaglianza di genere, promuovere il lavoro dignitoso, la costruzione di città sostenibili e l’adozione di modelli di consumo e produzione responsabili. Tutte opportunità per ripensare al futuro dei nostri giovani, ma che portano inevitabilmente anche dei rischi.
Il primo è quello dei riduzionismi: con un'economia che disegna tradizionalmente l’uomo secondo la prospettiva antropologica dell’homo oeconomicus, ci rendiamo conto dall’osservazione dei nostri giovani che il comportamento dell’uomo è mosso anche dall’interesse e dalla passione per gli altri, dalle relazioni interpersonali, dalla carità, dal senso del dovere.
Segue l’ecologia integrale: per un ente di formazione come il nostro, non può essere ridotta ad una preoccupazione “green”, ma ad un paradigma che mette in primo piano la relazione tra le singole parti e il tutto. L’ecologia integrale tiene insieme, nella logica del «tutto è connesso» citata all’inizio, la dimensione economica, ambientale, il rapporto con il proprio corpo e le dinamiche sociali e istituzionali.
La sostenibilità, come capacità dell’impresa di soddisfare gli interessi degli stakeholder nel lungo periodo, si fonda su una «triple bottom line» (Elkington, 1997): la sostenibilità economica, ambientale e sociale. Sono sempre di più le aziende che investono in responsabilità sociale integrandola nelle ordinarie strategie di business. Nel 2018 in Italia l’85% delle imprese con più di ottanta dipendenti dichiara di impegnarsi in iniziative di responsabilità sociale (il 5 % in più rispetto al 2015), con un investimento totale di quasi un miliardo e mezzo di euro (il 25% in più rispetto al 2015). La sempre maggiore consapevolezza dei cittadini, la regolamentazione più sensibile e severa e la necessità di ridurre i conflitti con gli stakeholder spingono sempre più aziende, non solo «imprenditori illuminati», a muoversi in questa direzione. Anche la finanza non è da meno: il primo gestore di fondi d’investimento al mondo, Black Rock, ha dichiarato di voler investire solo in società con buon standard di sostenibilità, in quanto l’insostenibilità ambientale, sociale e di governance è una fonte di rischio rilevante per la loro sopravvivenza e dunque per gli investitori. Stanno di pari passo crescendo le società esperte di rating “etico”, che con i loro giudizi hanno effetti importanti sulla reputazione aziendale. Da tutti questi fattori emerge che più l’azienda investe in responsabilità sociale, maggiori sono le sue possibilità di crescita e di non esporsi a rischi negativi.

A fronte di questi fatti riteniamo che oggi manchi una cultura nel nostro mondo della formazione - sempre più preso dalla risposta ad adempimenti normativi-, capace di supportare la costruzione di nuovi paradigmi che interpretino un contesto che non può più usare le esperienze del passato per comprendere e costruire il futuro.

In quest’ottica, il primo momento formativo di Assisi si è svolto in un luogo evocativo in cui “l’urgenza di tempi nuovi” per il “Cantiere ENGIM” trova il giusto spazio per approfondire queste le tematiche.

 

Cantiere ENGIM – Assisi 13-14 febbraio 2020

Giovedì 13 febbraio, la riflessione di padre Antonio Lucente, presidente di Fondazione ENGIM, ha aperto il dibattito sull’importanza di non essere innocui per i nostri ragazzi, di essere una forza che smuove la quiete delle false sicurezze e dell’indifferenza.
Ha chiuso la mattinata l’intervento di mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, il quale ha posto l’accento sul valore di “comunità” che, per essere reale, ci impone l’impegno a contrastare l’abitudine all’esonero dalla responsabilità.
Durante il pomeriggio, l’amico terziario francescano Giuseppe Pagani, già Consigliere Regionale in Emilia Romagna, ha dato una lettura del messaggio di San Francesco nell'ottica di una economia inclusiva che riduce le disuguaglianze e ha acceso la riflessione su come attualizzare sul mondo della formazione la sua proposta di cambiamento.
Ha chiuso la giornata il direttore dell’Istituto Serafico di Assisi Francesca Di Maolo che ci ha mostrato "The Economy of Francesco" attraverso gli occhi della giovane Florencia Locascio, parte del team dell’evento che chiama a raccolta tutti i giovani che intendono attivarsi per un’economia sostenibile, rispettosa del prossimo e dell’ambiente.

Venerdì 14 ha chiuso la due giorni l'intervento di Andrea Stocchiero del FOCSIV che, partendo dal MESA "Make Europe Sustainable For All", ha sollecitato la riflessione sullo sviluppo sostenibile per i centri di formazione professionale.

 

Il secondo appuntamento di Cantiere ENGIM è previsto a Roma nel mese di maggio.

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