La scomparsa di Simone Veil e la memoria del genocidio di 3000 Zigeunerlager morti ad Auschwitz-Birkenau

Sono due le memorie da compiere in questi primi giorni di agosto. Sono fatti diversi eppure accomunati da una solo anamnesi storica, declinata con parole che rievocano dolore: Shoà e Olocausto. La prima notizia parla di una vita “tornata alla vita” e che ha reso possibile per la protagonista in questione, Simone Veil, una carriera politica brillante e piena di battaglie vinte in favore delle donne, in una prospettiva sempre volta a favorire una Europa unita. La seconda notizia è più complessa da ricordare, perché fa memoria di un fatto avvenuto nel 1944 che, paradossalmente, non fa notizia nemmeno oggi, perché i protagonisti di questo fatto terribile sono Rom e Sinti deportati e uccisi ad Auschwitz in un lontano giorno di agosto. Eppure, queste due storie sono lo spaccato di due realtà che si ritrovano pienamente unite come due facce della stessa medaglia, fatta di follia concretizzata dalle mani sporche di sangue innocente per opera di uomini in una Europa ancora molto lontana da quella conosciamo oggi, e per cui Simone Veil ha lavorato tanto, anche se parliamo di soli 75 anni fa.

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