Il primo Annual Report di Fondazione ENGIM

Una piattaforma online ha accolto la presentazione del primo Annual Report della Fondazione ENGIM, per inciso il primo ente di formazione professionale a indossare le vesti di una fondazione. Ma se la pandemia da coronavirus ha complicato la prima uscita pubblica della nuova fondazione, non ha certo smorzato la soddisfazione per il raggiungimento dei risultati ottenuti nell’ultimo anno. I dati presentati nell’Annual Report - riferiti all’anno 2019 -, mostrano, infatti, un ente vivo e propositivo, un ente presente in Italia e in altri 14 Paesi del mondo, dove formazione professionale, orientamento e cooperazione internazionale sono a servizio dei cittadini per accompagnarli nell’inserimento o nel reinserimento lavorativo.

«Gli enti di formazione professionale devono trasformarsi da soggetti equiparabili alla scuola ad attori delle politiche sociali e del lavoro – spiega padre Antonio Lucente, presidente della Fondazione ENGIM -. Come Giuseppini e formatori ci sentiamo chiamati ad affrontare le sfide del nuovo mondo, e nel campo della formazione professionale ciò significa reinventarla partendo dalle imprese, passare da un modello scolarizzato alla cultura del saper fare e del saper diventare».

Numerose le personalità del mondo della politica e delle istituzioni che hanno accettato di dialogare, con i vertici dell’ENGIM, intorno al ruolo della formazione professionale. Dal ministro alle Pari Opportunità e alla Famiglia, Elena Bonetti, che la considera “uno strumento di empowerment delle donne e di tutti i soggetti più fragili”, al sottosegretario al Ministero del Lavoro, Francesca Puglisi, che la ritiene “un importante volano per la ripresa economica ed occupazionale, in Italia e nel mondo”. Al “webinar” dello scorso 4 novembre sono intervenuti anche Chiara Riondino, tecnico della Commissione Europea; Debora Serracchiani, presidente della Commissione Lavoro della Camera; Paola Nicastro, presidente dell’ANPAL (Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro); Silvia Stilli, portavoce dell’AOI (Associazione ONG Italiane), Luigi Bobba di Terzjus e Gabriele Sepio, avvocato esperto del Terzo settore che ha “accompagnato” la trasformazione dell’ENGIM in fondazione.

Apprezzato, e condiviso da tutti, uno dei punti focali dell’Annual Report, e cioè che formazione non deve essere intesa solo come un momento confinato all’età giovanile, ma che deve essere sfruttata da chiunque, in qualsiasi momento della propria vita, per ricollocarsi sul mondo del lavoro o per cogliere nuove opportunità professionali.

Dalle date snocciolate da Marco Muzzarelli – direttore nazionale della Fondazione ENGIM -, nel dialogo con i partecipanti al seminario - altrettanti momenti topici delle storia dei Giuseppini e dell’ENGIM -, emerge con chiarezza che la nuova fondazione raccoglie, e rilancia, le stesse sfide che avevano accolto i santi sociali dell’800, fra i quali va annoverato anche il nostro Leonardo Murialdo. “Fare il bene e farlo bene” significa oggi come allora “solidarietà organizzata”, vivere con “responsabilità” – cioè come colui che trova le risposte – il proprio tempo e la propria storia. Nel 2019, le attività di formazione professionale targate ENGIM hanno coinvolto 9844 allievi, giovani e adulti, in 689 corsi distribuiti nei 25 centri di Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Calabria e Sicilia. Addirittura il 60 per cento di loro è stato inserito, con successo, nel mondo del lavoro entro un anno dalla chiusura del percorso di formazione.

Nello stesso periodo, l’azione dell’ENGIM si è concretizzata in 59 progetti internazionali realizzati nelle 33 sedi operative di Albania, Bolivia, Brasile, Ciad, Colombia, Ecuador, Guinea Bissau, Italia, Kenya, Libano, Mali, Messico, Senegal, Sierra Leone e Sudan.

Massimo Angeli

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